“E quando avevamo le labbra screpolate con un taglio proprio al centro, e mi chiedevi di non farti ridere perchè ti faceva male. Ma puntualmente scoppiavamo a ridere. Ecco. Perchè ci si accorge sempre dopo delle cose che valgono davvero?”• Emma |18|✨
Per questa prima puntata di Radio Silence vorrei parlarvi dei fili sfibrati, quei legacci rossi che ci hanno connesso agli altri ma che a lungo andare, per stanchezza, diversità, insoddisfazione o semplice noncuranza ci sono scivolati via.
Credo vi siano capitate quelle relazioni - di amore e non - da tiro alla fune in cui entrambi tenevate un pezzo della stessa corda e in un gioco di tira e lascia, trattieni e molla, siete caduti entrambi, in cui quel filo è caduto oppure si è consumato talmente tanto che lo avete lasciato lì, per non sfibrare anche quell'ultimo pezzo che vi teneva insieme.
Così ora avete un lembo di quella lunga fune tra le mani e la guardate perplessi ma non la lasciate andare. Non avete nemmeno il coraggio di tirarla verso di voi per paura che dall'altra parte non ci sia attrito, per paura che non ci sia più nessuno che trattenga la presa. Vi limitate a guardarla, perché è meglio così, perché farebbe troppo male sapere di essere stati abbandonati, non solo fisicamente come vi è accaduto ma nel cuore, nei ricordi o ancora peggio dall'anima di quel qualcuno.
I legami dai lacci sfibrati sono quelle relazioni a cui avete dato tutto voi stessi ma mai abbastanza (il vostro rimpianto è questo forse, aver lesinato anche una piccolissima parte di voi altrimenti lui/lei, l'amante, l'amico, la sorella o il fratello d'anima - o di sangue- sarebbe ancora connesso/a, sarebbe qui, presente), sono quei legami in cui avete condiviso dei pezzi di voi, sono quei legami unici che non riusciranno ad essere sostituiti da nessuno. Eppure si sono spenti, sono svolazzati via. Il dolore più atroce, una lacrima di sangue, un ematoma nero sul cuore.
Vi ritrovate così a curiosare di nascosto il suo profilo, a cercare su Google la sua foto, a sbirciare il suo blog o a visualizzare il suo status di WhatsApp senza mai fare una mossa verso di lui/lei, perché è meglio così, perché la rottura è troppo viscerale, perché non potete per via di agenti o persone esterne, perché non vi è concesso o semplicemente per rispetto verso la sua vita o ancora meglio verso voi stessi.
Talvolta non potete nemmeno piangere, perché non c'è nemmeno una vera colpa, delle volte ci si perde e basta, senza possibilità di rivalsa.
Così a voi, lembi di corda spezzata, anime dagli occhi asciutti e dal cuore bagnato, vi dedico la prima canzone della scaletta di Radio Silence.
“Bosco” - Placebo
I love you more than any man
But I seem to lay it all to waste
I do you harm because I can
With a joke in questionable taste
I’ve such duplicity at my command
So I keep on lying to your face
Then I run away to wonderland
And disappear without trace